Gli studenti del Settore Tecnico-tecnologico e del Liceo Artistico dell’IISS Majorana dialogano con Giovanni Impastato*
Qualche giorno dopo l’anniversario dell’omicidio di Peppino Impastato, avvenuto per conto della mafia il 9 maggio 1978, l’incontro del fratello Giovanni con gli studenti dell’IISS Majorana, sia del settore tecnologico che del Liceo Artistico “B. Jacovitti”, si è caricato ancor più di significato e di riflessione profonda.
Nell’ambito del progetto “I fiori della memoria”, portato avanti da Laura Margherita Di Marco e da Luisa Impastato in collaborazione con Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, i nostri studenti hanno accolto con interesse e sentita partecipazione la testimonianza di Giovanni, anche in riferimento al libro-intervista “Resistere a mafiopoli” (G. Impastato – F. Vassia), che ritrae il cambiamento del rapporto tra la famiglia Impastato e Cinisi – la “mafiopoli” del titolo – grazie all’impiego irrefrenabile di Casa Memoria, che si spende anche e soprattutto attraverso il dialogo con le nuove generazioni, e alla rinnovata sensibilità della società civile, attenta e critica rispetto alle dinamiche caratterizzanti la storia e la politica del nostro Paese.
Il saluto d’apertura tenuto dalla Dirigente Scolastica prof.ssa Maria Maddalena Chimisso, che ha accolto favorevolmente e con sincera gratitudine l’iniziativa delle docenti e degli studenti, è stato chiosato dall’intervento del giurista, ricercatore e docente di diritto penale dott. Vincenzo Musacchio, che ha aiutato la platea a riflettere su quanto la mafia e i suoi meccanismi siano mutati nel corso degli anni, acquisendo ormai dimensioni transnazionali, grazie soprattutto all’utilizzo di sofisticati e avanzati strumenti tecnologici in grado di creare reti fitte e perfettamente integrate nei gangli dell’economia mondiale.
È seguita quindi la testimonianza di Giovanni, snodatasi per lo più in una sorta di dibattito con i ragazzi che, a turno, hanno posto domande scaturite durante le attività di preparazione all’incontro, a cui tutti hanno partecipato con impegno e coinvolgimento personale. Non sono mancati i riferimenti al film del 2000 di Marco Tullio Giordana, “I cento passi”, a cui va dato il merito per una sorta di ri-scoperta della storia di Peppino, che ne romanza le vicende in un alone eroico di resistenza, di lotta alla mafia e, così come sottolineato dal fratello Giovanni, di lotta alla mafiosità. Ed è soprattutto questo il messaggio che vuole diffondere nelle scuole, ovvero quello di ricordare Peppino non tanto come un eroe, ma come un uomo libero a cui ispirarsi per aver tentato di aiutare la sua comunità, avversatore non soltanto della mafia ma di tutte lo storture e le immorali anomalie che purtroppo ancora caratterizzano la nostra società.
Una testimonianza forte, quindi, di cui fare tesoro nell’agire quotidiano personale e relazionale, che si spera possa risuonare a lungo nelle vite dei nostri studenti.




